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Al Forum Mondiale dell’Economia di Davos in Svizzera, si stanno tracciando gli scenari dentro i quali si muoverà il resto del mondo nel prossimo futuro. Tra gli altri è presente anche il premio Nobel per l’economia del 2006 Edmund Phelps, tra i fondatori della corrente detta dei Neo-Keynesiani. Intervistato sotto una discreta nevicata Phelps ha detto cose interessanti. Ad esempio che “i fondamentali dell’economia si possono considerare in ordine, almeno a livello mondiale. Paesi come gli USA, Il Regno Unito e la Germania hanno una economia ristrutturata, solida ed in crescita.” Fin qui solo autorevoli conferme. Poi però ha ufficializzato una tendenza che avrà conseguenze. “Questo fattore ha originato un enorme flusso di rientro di capitali in occidente”dice Phelps. Un elemento che potrebbe essere determinante per la sigla dell’ormai inarrestabile Trattato di Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti, che da anni vede impegnati USA ed Europa, o per meglio dire le rispettive lobby economico finanziarie. Nel medio periodo le ricadute di questi movimenti saranno significative. Si potrebbe tornare a produrre in occidente ma a condizioni molto diverse. Gli operai non saranno più la manovalanza proletaria a basso costo che tante tensioni aveva scatenato nei decenni precedenti. E’ più probabile che la nuova classe lavoratrice sarà composta da operatori altamente scolarizzati e specializzati, con trattamenti economici di livello medio alto. Useranno macchinari ad alto valore aggiunto o lavorazioni artigianali di pregio. L’attenzione alle conseguenze del ciclo produttivo in termini di inquinamento, impiego delle risorse e del territorio, imporrà profonde ristrutturazioni al tessuto industriale, ma soprattutto cambierà il concept di prodotto. Perché al cambiamento del mercato il prodotto si adegua, meglio se lo anticipa. Allora un’anticipazione la possiamo fare anche noi: quei prodotti si pagheranno in Eurollari!