Magari inconsciamente, l’uomo dell’occidente sta cambiando percezione rispetto al suo rapporto con le malattie, i disturbi e più in generale con le prestazioni del suo corpo. A partire da metà dell’ ‘800 i progressi scientifici in ambito medico avevano da un lato creato enormi aspettative circa la qualità e la durata della vita, dall’altro sbaragliato impietosamente tutte quelle millenarie e ben radicate subculture che si affidavano per i propri malanni a maghe guaritrici, erbe officinali, riti religiosi e rimedi della nonna. Soprattutto nelle aree più periferiche del nostro continente, tutte queste pratiche avevano una loro dignità fondata non sulle certezze comprovabili ma sulla tradizione. Poi, per un secolo e mezzo, l’unica verità ammissibile (pena il pubblico ludibrio) è stata quella della scienza, forte di innegabili e sorprendenti risultati benefici, tanto in termini terapeutici o di prevenzione, quanto in quelli di conoscenza. L’incontro sistematico con culture diverse da quella occidentale tuttavia, ha negli ultimi trenta anni modificato il nostro rapporto con le conoscenze scientifiche, i suoi paradigmi e le sue soluzioni terapeutiche. Dall’oriente non sono solo arrivate le arti marziali e il sushi, ma anche e soprattutto una filosofia nuova che oggi noi chiamiamo olistica, dove la malattia non è più spiegata con l’impazzimento di una cellula o l’aggressione di un batterio, bensì è intesa come uno squilibrio generale dell’energia vitale della persona, la quale per questo si è arresa agli attacchi esterni che in altri momenti avrebbe saputo respingere senza difficoltà. Ecco quindi che per curare il mal di testa ci si massaggia i piedi o ci si infila aghi sotto le unghie. Attualmente esiste una vera e propria corrente di terapie parallele a quelle scientifiche, alle quali ricorrono milioni di persone, soprattutto per problematiche di minore entità. Sempre più spesso, tuttavia, anche casi di malattie con diagnosi disperate ci sono persone che si affidano, come ultima spiaggia, a pratiche del lontano oriente che fino a qualche anno fa erano del tutto sconosciute. Penultima in ordine di apparizione sulla scena europea è stata la medicina cinese tradizionale, che conta ormai migliaia di punti vendita e soprattutto centinaia, forse migliaia di medico-farmacisti esperti in questa conoscenza, i quali propongono con profitto le loro soluzioni terapeutiche. Spesso si tratta di preparati i cui componenti sono illegali o contrari al comune sentire occidentale, come la bile di orso, il cui costo è impegnativo e che in taluni casi ha anche una spiegazione scientifica per la sua efficacia. Sta per prendere piede, infine, anche un eterogeneo scenario di soluzioni terapeutiche provenienti dal continente africano, generalmente costituito da parti animali o erbe essiccate. Senza entrare nel merito dell’efficacia dell’uno o dell’altro approccio, quello che ci interessa è come sia sia modificato l’approccio filosofico e antropologico alla malattia e quanto stia cambiando per questo la percezione di stati mentali e fisici quali la giovinezza, la performance sportiva e soprattutto la malattia e la sua gestione. Una diversa coscienza collettiva che sta già influendo su diverse abitudini del vivere quotidiano (alimentazione, pratiche sportive, gestione del tempo libero, pianificazione degli acquisti, viaggi, libri e iniziative culturali…) la cui corretta interpretazione potrà dare significativi spunti a coloro che intendono intraprendere iniziative capaci di incontrare questa mutata domanda sociale, filosofica e anche spirituale.

LINKOGRAFIA
Qualche appunto sulla Medicina Tradizionale Cinese
L’ormai famosa pratica dell’agopuntura
Ci sono anche medici e scienziati di fede cattolica
Un approfondimento sulla Medicina Africana