Poco più di due anni fa mi sono occupato delle potenzialità del protocollo Blockchain, le quali vanno ben oltre l’invenzione dei Bitcoin (che pure sono un innovazione radicale). I suoi utilizzi possono spingersi fino ad ambiti come la tutela dei diritti di autore, la scambio di titoli azionari, la tracciabilità delle merci o la garanzia dei prodotti alimentari, solo per fare qualche esempio. Per i primi anni questa tecnologia ha operato al di fuori di qualsiasi regolamentazione, fino ai due grandi scandali Mt. Gox e Silk Road. Da allora tutti i Paesi hanno cominciato a legiferare ed è di oggi la notizia che anche l’Italia, con il DDL n. 989 approvato dalla camera, ha una sua legge in materia. Lo ha comunicato con un post l’Associazione Professionisti Blockchain e quello che segue è il testo dell’articolo 8 BIS:

(Tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract)
1. Si definiscono “Tecnologie basate su registri distribuiti” le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili.
2. Si definisce “smart contract” un programma per elaboratore che opera su Tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia Digitale con linee guida da adottarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.
3. La memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’articolo 41 del Regolamento UE n. 910/2014.
4. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, l’Agenzia per l’Italia Digitale individua gli standard tecnici che le tecnologie basate su registri distribuiti debbono possedere ai fini della produzione degli effetti di cui al comma 3».