Circa un mese fa mi sono occupato delle evoluzioni che si prospettano per i centri commerciali, le GDO e più in generale per le attività commerciali di grande superficie. Avevo osservato un interessante riqualificazione di una catena dedicata al pet, che ha trasformato la GDO in GSO (Grandi Servizi Organizzati). Da allora il dibattito si è fatto sempre più serrato e qui vorrei riassumere le posizioni e i progetti più interessanti. Il motivo è semplice e noto: il format “grande superficie” è in crisi. Soprattutto negli USA a dire il vero, ma il timore di contagio è forte e questo spinge una sana evoluzione. Il primo a partire questa settimana è stato Mario Gasbarrino presidente Unes Supermercati, che dal palco dell’evento Experience Retail spiega che per lui l’ultimo miglio del negozio fisico è il negozio stesso (e su questo punto in effetti ci ha già lavorato parecchio Walmart come poi vedremo). Secondo Gasbarrino i negozi di prossima concezione “saranno sempre meno, più piccoli, omnichannel e monomarca. Anche se qualcuno lo ha contestato, paventando un ritorno al passato, credo invece che la proiezione sia interessante. Di fatto questo formato, su alcuni settori (ad esempio quello del vino), è una realtà già consolidata in Italia e nessuno ha mai gridato al medioevo passando davanti a una bella enoteca di quartiere, con mescita e vendita di vini, dove per altro si organizzano eventi di degustazione e serate a tema. Diverso è invece il caso COIN, che forse prova a trasformare i suoi punti vendita in luoghi dove fare esperienze multilivello. Il suo presidente in settimana annuncia che un lampadario Venini, progettato da Carlo Scarpa nel 1963, a suo tempo installato a Treviso e poi dismesso, è stato restaurato e sta per essere ricollocato nel Coin Excelsior di Trieste. Un pezzo d’arte dal valore quasi inestimabile, che normalmente sarebbe esposto al MOMA, diventa un punto di attrazione in un ambiente commerciale, valorizzandolo e contribuendo alla diffusione della cultura e del bello. Poi ci sarebbe appunto Walmart, che ha preso una strada ancora diversa, seminando in tutti gli USA le mega torri Pickup Tower, con le quali è possibile ordinare on line e poi ritirare la merce dentro queste torri, normalmente piazzate negli ingressi dei loro punti vendita, eliminando i tempi di accesso e percorrenza nei corridoi e soprattutto l’attesa alla cassa. Non paga di aver offerto una diversa dinamica di acquisto (che potremmo definire ibrida online/offline), Walmart ha anche annunciato un nuovo servizio chiamato Grocery, con la quale il cliente potrà ritirare i suoi acquisti in determinate stazioni, senza nemmeno scendere dal’auto. Un modello simile al Mc Drive per intenderci. Infine una notizia dalla Nuova Zelanda, che in genere non è considerato un paese precursore. Dalle pagine del “Supermarket News” si apprende che in quel paese stanno aumentando vertiginosamente gli acquisti di frutta e verdura senza confezione. In realtà questa per noi è una non notizia. In tutti i nostri supermercati e negozi la frutta e la verdura è quasi sempre offerta nuda (a parte i prodotti di IV e V gamma naturalmente). Il dato rimane tuttavia interessante perché rientra nelle sperimentazioni, in corso su tutto il pianeta, per ripensare un modello distributivo che forse ha esagerato o più semplicemente è diventato obsoleto. Ognuna di queste soluzioni è interessante e più di tutto lo è seguirne gli esiti.