Nel giugno del 2016 Peter Chandwick, uno dei più affermati e premiati fotografi al mondo, pubblica “This Brutal World” un omaggio ad un genere architettonico ed estetico da sempre presente ma mai veramente amato ed apprezzato: il Brutal Design. Da Tokio ad Amsterdam questo genere è diffuso in tutto il mondo anche se ha trovato il suo terreno elettivo nell’est Europa, in particolare tra gli anni ’50 e ’80. Questa corrente ha il merito di avere capovolto uno dei paradigmi del design. Mentre fino a prima, il creativo inizialmente abbozzava l’idea di edificio o di prodotto e poi, in fase esecutiva, lo rendeva armonico ed equilibrato seguendo linee più geometriche, con il brutal design avviene il contrario; Si parte da linee geometriche e le si piega alla creatività. I risultati sono spesso sorprendenti e di grande personalità. Nell’ottobre dello stesso anno si pubblica anche “Brutal London” e a maggio del 2017 il portale “Design Shack” inaugura la stagione del “Brutal Web Design”  La grande ondata di immigrazione dall’est verso l’Europa, iniziata negli anni ’90, ha portato con se anche questo gusto che col tempo va affermandosi. Negli USA l’immigrazione dall’est non è mai cessata negli ultimi 120 anni ed insieme a manovalanza sono giunti anche intellettuali, designer ed architetti. Le sue linee astruse, a volte molto solide a volte aleatorie, la sua incoerenza disarmante e la sua sbrigatività nelle soluzioni sono una delle metafore più riuscite di questa era. Ad oggi si contano diversi oggetti d’arredo, accessori moda, grafica di pubblicità e riviste ispirate a questo stile, che non è mai veramente nato ma è ben lungi dal voler morire.