Già negli anni ’60 a Tuuru, in Kenya, era attivo un importante centro di cura per bambini affetti da Poliomielite che, allora come oggi, nell’Africa equatoriale è un dramma gigantesco. Normalmente la poliomielite non uccide le persone affette, ma le rende gravemente handicappate, impedendo loro sia una vita autonoma, sia la possibilità di lavorare per provvedere alla famiglia. La polio era ed è dunque un’importante causa di povertà e di vita miserabile per molti individui affetti e per le loro famiglie. Quasi subito dopo la nascita del centro, si rese necessaria anche la costruzione di un acquedotto che lo servisse e che avrebbe raccolto le acque provenienti dalle pendici del Monte Kenya a circa 25 chilometri di distanza. Il tema dei finanziamenti fu presto risolto grazie alla convincente attività di fundraising di Padre Giuseppe Argnese, il fondatore del centro. Il problema sorse però quando gli ingegneri presentarono il loro progetto, che prevedeva il noleggio di uno scavatore, l’impiego di una decina di operai e tre mesi di lavoro. Padre Argnese non ne era per niente convito. Ecco perché si siede al suo tavolino, comincia a fare due conti e alla fine espone la sua controproposta: Zappe, carriole e cento operai che lavorano per tre anni. Cento operai che lavorano per tre anni sono cento famiglie che sopravvivono, aveva pensato, eppoi lo scavo fatto da un uomo con la zappa attraverso un campicello di mais è certo meno distruttivo di quello fatto con uno scavatore. Così andò ed oggi, dopo cinquanta anni, l’acquedotto è ancora operativo e disseta quasi mezzo milione di persone. Quasi tutti gli altri acquedotti costruiti all’epoca, con il metodo degli ingeneri, sono spariti da tempo, ingoiati dalla foresta. Ora questa storia (di per sé edificante) non è affatto una parabola contro la tecnologia ed il progresso, al contrario ci insegna il valore della consapevolezza. Quando i nostri collaboratori, dipendenti, fornitori, clienti sono coinvolti (il più possibile) nell’intero processo progettuale e realizzativo, i risultati sono sorprendentemente migliori. Dopo aver lavorato per tre anni alla sua costruzione, la squadra di manutentori ha sempre garantito la perfetta efficienza di quell’acquedotto, che per loro non aveva segreti. Di contro aveva invece un enorme valore sociale, economico e personale. Risultati di questo tipo sono realizzabili ogni giorno nelle nostre aziende con programmi di comunicazione interna, attività di co-progettazione e monitoraggio dei segnali deboli. Credo sia interessante ricordare che circa l‘80% delle informazioni strategiche necessarie all’azienda per prosperare sono già possedute dall’azienda, solo che non risiedono nei centri decisionali (manager, quadri..) ma sono invece possedute da figure periferiche come la centralinista, il magazziniere o l’operaio….