Un’interessante ricerca di qualche tempo, fa ha paragonato gli schemi di ricerca sull’innovazione di prodotto realizzate da start up universitarie e start up private (o originate da spin off aziendali) e i risultati sono abbastanza eloquenti. Lo studio è stato condotto da Hans Löfsten, che è professore associato di Technology Management, School of Technology Management ed Economics alla Chalmers University of Technology di Göteborg (Svezia), e da Peter Lindelöf PhD presso la School of Economics di Göteborg, che ha studiato in profondità il fenomeno dei Science Park come un’infrastruttura imprenditoriale e i suoi effetti sulla crescita e sulla redditività delle piccole imprese. Sarebbe stato ragionevole pensare che le imprese create da coloro che hanno un background accademico avrebbero offerto performance diverse rispetto ad aziende fondate da personale di settore e provenienti dal mondo economico. Invece non ci sono state differenze significative in termini di crescita (vendite) e redditività (margine di profitto) tra i due gruppi. Le due ricerche sono state testate empiricamente sulla base di 134 nuove imprese basate sulla tecnologia nei parchi scientifici in Svezia, in particolare sono state esaminate 74 start up accademiche e 60 provenienti del settore privato. Il documento sostiene che i collegamenti con le università e gli interessi verso le collaborazioni con parchi scientifici è relativamente alta in entrambi. Il settanta percento delle start up accademiche continua a collaborare con le università, contro il 59 percento delle Start up non accademiche. Si tratta di percentuali sorprendentemente elevate soprattutto per le seconde. Un dato che le differenzia tuttavia c’è e non è trascurabile. Le start up accademiche, infatti, non sono in grado di incanalare gli investimenti in una maggiore produzione di R & S (Brevetti) così bene come le imprese comparabili del settore privato. In pratica entrambe riescono a marginare sul medesimo numero di brevetti, ma il settore privato risulta più produttivo all’aumentare delle risorse finanziarie. Da questo si può evincere una traiettoria che porta il settore economico a collaborare con le realtà accademiche solo in caso di brevetti già posseduti (quindi meno ricerca pura finanziata), mentre è ipotizzabile che il venture capital (e similari) si concentri su start up di origine privata, in grado di produrre risultati proporzionati agli investimenti. Tutto questo nella realtà svedese.