Da diverso tempo gli esperti di comunicazione hanno messo al bando il concetto che più sta a cuore agli imprenditori italiani. Quello che probabilmente gli ha contraddistinti nel mondo e quasi sicuramente è alla base del loro successo: la capacità di sapere coniugare la tradizione all’innovazione!  Ad essere del tutto sincero anche io non amo questa mission, soprattutto se buttata giù in questa maniera, come fosse una filastrocca assonante e ripetitiva. Ma il mio intuito mi diceva che, anche se inflazionato e poco distintivo, questo paradig

ma era pur sempre vero. La cosa mi è poi stata confermata negli anni da diversi prestigiosi creativi che mi hanno fatto notare come le soluzioni più geniali e vincenti non sono stato altro che l’elaborazione e il miglioramento di soluzioni precedenti. Il nuovo concept di edificio messo a punto dall’università di Lubecca incarna alla perfezione questa verità. Immaginate una struttura ibrida fatta di piante (una delle forme di vita più arcaiche della terra) e robot (la forma di intelligenza più innovativa). E adesso immaginate i robot e le piante interagire in strutture auto-organizzate, dove i robot insegnano alle piante come crescere e gli forniscono tutto quello di cui hanno bisogno (luce, acqua, nutrienti…) mentre le piante, dal canto loro, forniscono il sostengo strutturale ai computer e l’alimentazione attraverso fotosintesi e altre diavolerie. Tra quarant’anni circa in queste strutture noi ci potremmo vivere e lavorare, immersi tra piante e robot. Immersi nel connubio tra innovazione e tradizione. Questo insegna a tutti noi che quello che veramente cambia sono i prodotti, volendo anche il concept, ma il fabbisogno, quello non cambia mai. Ecco perché una corretta interpretazione dei segnali deboli e dei fabbisogni è alla base del successo delle imprese.