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Di recente Falling Walls (la fondazione che si propone come piattaforma interdisciplinare per le scienze e la sua divulgazione alla società), ha intervistato Philippe Hemme chiedendogli quali fossero, a suo parere, i tre principali traguardi capaci di impattare radicalmente nella nostra vita da qui al 2030. Philippe è l’imprenditore franco tedesco che ha fondato Labiotech, il magazine on line dedicato alle biotecnologie forse più prestigioso d’Europa, che tiene in considerazione le possibili applicazioni commerciali dei più recenti traguardi scientifici. Per questo il suo punto di vista è di quelli privilegiati per Linkredibile. Dei tre traguardi citati da Philippe: la immuno-oncologia, i microorganismi che producono carburante e il Biohacking, il terzo è quello più interessante per chi si occupa di segnali deboli. DIYBIO (Do It Yourself Biology) è la sigla con la quale questo movimento è conosciuto nel mondo a partire al 2008, quando due professori di biotecnologie sintetiche, uno del MIT ed uno di Harvard, hanno cominciato a costruire una piccola comunità di ricercatori, non necessariamente professionali ma anche solo appassionati di biologia, con lo scopo di mettere in piedi piccoli e grandi esperimenti scientifici al di fuori delle tradizionali strutture accademiche e di ricerca. In vari momenti della loro quasi decennale storia, questo movimento ha suscitato la preoccupazione della comunità scientifica ed anche delle autorità politiche che vedevano nel lavoro di queste persone dei potenziali pericoli per la sicurezza nazionale. In effetti anche se diversi esperimenti risultavano del tutto innocenti (come l’estrazione del DNA dalla frutta) altri potenzialmente erano molto più pericolosi, come la manipolazione di virus e batteri che avrebbero potuto diventare potenti armi biologiche utilizzabili a scopi terroristici. Attenzione però che quella dei “garage scientist” è una tradizione ancora più consolidata dei DIYBIO. Da almeno un paio di decenni infatti esistono esempi di esperimenti collettivi come l’osservazione del cielo, che hanno ottenuto accreditamento scientifico e addirittura la pubblicazione su riviste scientifiche. Certo un telescopio è meno pericoloso di un microscopio! Nel corso del tempo questo fenomeno, una volta ristretto alle università americane, si è poi diffuso tra gli appassionati di tutto il mondo, tanto da arrivare alla realizzazione di hub in quasi ogni Paese (in Italia al momento non se ne registrano purtroppo) Alcune Università (ad esempio quella di Boston) organizzano addirittura dei corsi base per diventare Biohacker alla fine dei quali è possibile partecipare ad esperimenti scientifici accreditati. Uno molto curioso è quello che studia le proprietà fluorescenti delle proteine. La speranza di Philippe è che questo movimento su base volontaria permetta di accelerare molto gli esiti degli esperimenti e delle ricerche di biotecnologia sintetica, così che nel giro di pochi anni sia possibile arrivare ad ottenere prodotti e soluzioni commerciali a diversi fabbisogni sia di ordine medico/salutistico, sia ambientali, che di ordine più meramente economico. Da tenere sotto stretta osservazione.