Un articolo pubblicato a settembre sul settimanale Avvenire citava una ricerca dell’Università di Aalen (Germania), dove si viene a sapere che se una lavatrice negli anni Novanta aveva una vita media di almeno 12 anni, oggi la stessa è costruita per durarne 3. Questo fenomeno noto come obsolescenza programmata ha procurato, secondo gli studiosi, un danno economico ai consumatori di 100 miliardi di euro nell’ultimo decennio. Non stupisce quindi l’esplosione del fenomeno dei riparatori i quali, per certi versi, più che un innovazione rappresentano un ritorno alla mentalità pre-consumistica. Le opportunità per ridare vita a vecchi elettrodomestici, dispositivi elettronici e oggetti vari prendono forme diverse nel mondo, ma tutte sanno distinguersi per originalità. Si passa dai bar attrezzati olandesi ai mercatini della riparazione ambulanti negli USA, sino agli incentivi alla riparazione del governo svizzero ai portali con videotutorial per quasi ogni tipo di oggettoQuesto fenomeno ormai in crescita, si affianca alla rinascita di marchi specializzati nella fornitura di pezzi di ricambi e di personalizzazione per auto ma soprattutto per moto, che negli USA producono fatturati degni di rispetto. Quando questa tendenza assumerà la dimensione di coscienza collettiva qualcosa anche nel design e nella progettazione dei prodotti è destinata a cambiare. Per gli oggetti ad esasperata miniuaturizzazione ad esempio, si dovrà pensare ad uno chassis accessibile all’utente (al momento la grande parte sono stampati in materia plastica usa e getta) e al rilascio di manuali tecnici per la riparazione artigianale con ricambi originali, tali da garantire il permanere della garanzia. Sino ad ora infatti le aziende, sfruttando il concetto scudo della garanzia, mantenevano il monopolio dell’assistenza, della garanzia e della riparazione di tutti i suoi oggetti. Questa mentalità sta per essere sorpassata sia dalle richieste pressanti della clientela più responsabile, sia dall’abbassamento della soglia di accesso tecnologico. A questo si aggiunga che sempre più spesso il mercato dei consumatori lamenta disfunzioni ai software dei prodotti (macchine fotografiche, stampanti, giochi per bambini…) più che all’hardware. Problematiche risolvibili con semplici accorgimenti al codice e che invece al momento costringono gli utenti a disfarsi del prodotto per acquistarne una nuovo, secondo la politica fittizia che induce a ritenere la sostituzione più conveniente della riparazione (ma nel caso del software questo è palesemente falso). E’ vero che una politica orientata alla ricambistica necessità di una oculata gestione di magazzino prima inesistente, così però come prima erano inesistenti le tecniche di lean e six sigma che ora sono perfettamente in grado di tenere sotto controllo tanto i tempi e i costi quanto le difettosità. Insomma il progresso che ha condotto a questa situazione di consumismo bulimico ha portato con sé anche la soluzione. Resta a noi il compito di perseguirla.

LINKOGRAFIA
Fixit, il portale italiano per la riparazione gratuita
Per conoscere la realtà dei Repair Cafè
The Restart Project, la soluzione inglese alla riparazione
IRiparo, la nota catena di riparazione di dispositivi elettronici