La settimana scorsa, all’inaugurazione di “Astratta”, raccontavo di come un’innovazione tecnologica radicale abbia prodotto inconsapevolmente un’altrettanta radicale innovazione non tecnologica. Siamo attorno alla metà dell’800 quando l’invenzione della macchina fotografica (in realtà il dagherrotipo… la vera macchina fotografica comparirà attorno al 1880) scombina tutti i piani di pittori e scultori che fino ad allora avevano come principale fonte di sostentamento i ritratti di principi, militari, nobili e signorotti. Tutta gente che adesso anelava il prezioso dagherrotipo, rendendo di fatto disoccupata un’intera generazione di artisti. A quel punto qualcuno (ad esempio Manet) decide che il valore aggiunto di un pittore non sarà più la sua capacità di ritrarre fedelmente una situazione, un paesaggio o un bellimbusto a cavallo con la spada sguainata. No! Adesso la missione dell’arte è descrivere con il pennello le emozioni che quelle stesse situazioni, paesaggi e bellimbusti fanno scaturire all’artista sensibile e intuitivo. Nasce di lì a poco l’impressionismo (appunto dalle impressioni provate dall’artista) e una volta aperta la breccia, da quella feritoia comincia a passare di tutto. Nel giro di una quarantina d’anni si susseguono impressionismo, post impressionismo, cubismo, dadaismo, surrealismo, astrattismo… Quest’ultima corrente, una delle più longeve della storia, dura ancora oggi e in questi 110 anni si è espressa in tante forme (Vorticismo, Suprematismo, Astrattismo geometrico, Astrattismo lirico…). Questo per dire che una vera e propria rivoluzione di pensiero, tra le più potenti e significative, ha avuto come innesco una crisi tecnologica. Quindi ora portiamo questa esperienza storica nella nostra realtà di vita e di lavoro. Domandiamoci se davvero la nostra vita dovremo per forza passarla rincorrendo tecnologie che nemmeno capiamo fino in fondo, che invecchiano più velocemente di una farfalla e che costano più di un matrimonio in stile Bollywood. O se magari tutto quello che ci serve per raggiungere i nostri risultati non sia già in nostro possesso, all’interno delle nostre conoscenze, della nostra esperienza, della nostra rete di relazioni, della nostra azienda, delle nostre idee ecc.

Benvenuti nel mondo dell’innovazione non tecnologica.