Che cosa rende virale un video, una foto, un post?
Se lo sapessi con certezza vedreste il mio faccione nella famosa classifica di Forbes delle 100 persone più ricche del pianeta (probabilmente al primo posto). Una cosa però ve la posso dire e credo sia anche utile. Partiamo dall’inizio. Nell’ottobre del 2008 l’allora direttrice della rubrica Scientifica del New York Times pubblicò un articolo molto tecnico relativo alle applicazioni in campo medico delle teorie sulla meccanica dei fluidi. Una mezza palla in chiave di marketing. L’argomento era destinato a pochi eletti, lo stile asettico e ricco di terminologia poco accessibile, la posizione dell’articolo non era particolarmente privilegiata, insomma nulla faceva presumere ciò che sarebbe accaduto nel giro di poche ore dalla sua pubblicazione.
Infatti prima ancora che arrivasse la versione cartacea nelle edicole, la notizia già apparsa sul sito del giornale ed era stata condivisa da migliaia di persone. In capo a qualche giorno sarebbe diventato l’articolo più condiviso di quella rubrica (pluridecennale) con grande stupore anche del suo direttore. Cinque anni dopo Jonah Berger, uno degli studiosi americani più attenti al viral marketing lo prese come caso di studio. Fece una comparazione con altri circa ottomila articoli del NY Times e quello che scoprì (ve la faccio breve ma sarebbe lunga) è che la ragione per cui i lettori diffusero quell’articolo era la reazione emotiva che suscitava la foto. Per la prima volta infatti grazie alla tecnica della cosiddetta “fotografia di Schlieren” (già adottata da anni negli studi di aerodinamica), si era riusciti a fotografare un colpo di tosse. La cosa meravigliò molti lettore che, pur capendo poco del contenuto dell’articolo rimanevano stupefatti dal vedere lo spostamento d’aria di quel colpo di tosse, che  probabilmente di li ad un mese, con la brutta stagione, avrebbero frequentato non poco.
Questo dimostra che per ottenere una buona risonanza promozionale non è necessario infarcire di contenuti demenziali l’utente, anzi la professionalità e la legittimità sanno stupire altrettanto bene se solo si  riuscirà a cogliere quale sia e dove stia il “fattore meraviglia”

LINKOGRAFIA

Ecco l’articolo del NY Times citato
Il sito del ricercatore Jonah Berger
Un libro sul tema scritto da Jonah Berger