Andiamo con ordine. Il ventunesimo secolo si apre con un fenomeno stupefacente che ha segnato il costume e la società per i successivi 15 anni. All’epoca non c’era una sola trasmissione televisiva, un evento mondano o rivista patinata che non ospitasse il parere di un blogger! Questi giornalisti da cameretta imperversavano con le loro cronache, recensioni, reportage, inchieste, viaggi, test, degustazioni, visite e riuscivano ad aggregare attorno alle loro esperienze di vita un numero impressionante di lettori. Il fenomeno nel tempo ha assunto una dimensione così importante da mettere in crisi non solo l’editoria classica, ma anche il mondo dell’entertainment. L’unico modo che lo star system ha trovato per contrastarli è stato quello di assimilarli. Così i blogger sono diventati i VIP degli anni ’00. Poi sono arrivati i social e con loro una nuova generazione di opinionisti molto diversi, più iconici (sfruttavano di più e meglio le immagini) e più didascalici (invece che produrre analisi o narrazioni, sintetizzavano in due righe una situazione). Il numero follower di questi nuovi idoli ha assunto proporzioni globali, come gli introiti nelle loro tasche. A differenza dei blogger che invece sono rimasti sostanzialmente dei famosi poveracci, questi trend setter dei social sono riusciti a crearsi un modello di business che ha fatto di loro dei professionisti, degli imprenditori e dei manager a tutti gli effetti. Ora negli USA però è nato e si sta consolidando un nuovo fenomeno, quello dei Podcast. Considerato che gli USA sono un paese precursore per questo settore, è utile capirci qualcosa di più. I podcast, lo sappiamo, consistono sostanzialmente nella produzione di contenuti on demand, tipicamente audio e video. Da qualche tempo ne stanno approfittando vecchi blogger per reinventarsi e giovani podcaster per offrire al loro pubblico informazioni e intrattenimento inediti e spesso anche interessanti. In genere i podcaster privilegiano gli audio ai video, perché sono molto più semplici da realizzare. Trovi così interviste a musicisti, scienziati, politici…, rilasciati a improbabili personaggi che però senza il giogo di un editore e della politica editoriale di un giornale, realizzano prodotti che definire originali è ancora poco. E’ nato insomma un nuovo stile di fare informazione, bizzarro e imprevedibile, che negli Stati Uniti sta cominciando a piacere molto. Un analista televisivo, di recente, lo ha definito il format più interessante per i prossimi 5 anni. In Italia il fenomeno non mi sembra sia ancora approdato in modo significativo. Ma in tempi sono maturi. Anche per le aziende….