He loves you (yeah yeah yeah) è il titolo azzeccatissimo scelto in questi giorni da Torino Spiritualità per parlare di Pop Theology. Soprattutto la religioni protestanti sono sempre state molto attente alle declinazioni del vangelo nella cultura popolare. Sono nati in questo modo musical di successo (Jesus Christ Superstar) ma anche filoni cinematografici (i film di Bergman ad esempio), letterari (Tolkien) e ovviamene musicali (Suor Cristina?) fino immancabilmente alla rete (vedi il portale onpoptheology.com) . Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma è certo che la sua vitalità, mai declinata, sta ora rinvigorendosi. Ne hanno parlato in un convengo il Pastore Valdese, scrittore e criticocinematografico, Peter Ciaccio; lo scrittore, deputato, Stefano Giannatempo; insieme ad un prete cattolico specialista della rete, don Diego Goso ed un professore di Teologia, Brunetto Salvarani. L’attenzione verso questo fenomeno non è da imputarsi tanto alle pubblicazioni di prodotti dell’entertainment ispirate dalla (o alla) mistica figura di Gesù, bensì alle meno palesi ma sempre fortissime influenze che i suoi insegnamenti stanno avendo nella società che si professa laica. Non parliamo di posizioni ideologiche o politiche, spesso evidenti e radicalizzate proprio nell’ultimo lustro, ma di atteggiamenti più superficiali, meno invadenti e probabilmente anche molto meno consci, che sono propri della cultura pop quotidiana. A partire da una nuova etica dell’informazione (meno sangue e truculenza nei TG) fino al crescente numero di cori (non solo gospel), alla rinascita dei balli di coppia e dei lenti, oltre ovviamente al volontariato e alle società no profit, passando per l’etica dei consumi. Soprattutto i temi dell’economia responsabile e solidale avevano sino ad ora una piuttosto precisa connotazione politico sociale, che invece ora è significativamente commistionata da questi movimenti trasversali, a volte capeggiati da uomini di fede, spesso nemmeno quello. Più che un percorso di fede quindi, si tratta forse di una laicizzazione del messaggio di Cristo (difficile dire quanto la chiesa possa esserne entusiasta), che sta percorrendo il mondo a partire (ma non a finire) da quello occidentale. Cosa aspettarsi nel futuro se questo fenomeno dovesse svilupparsi ancora di più? Probabilmente un diverso rapporto tra produttore e consumatore in termini di capacità di dialogo, e prima ancora un mutamento dei bisogni che si muoverebbero dalla singolarità verso la comunità, o dalla identità sociale a quella universale. Un concetto quest’ultimo apparentemente simile a quello della globalizzazione, ma in realtà antitetico.

LINKOGRAFIA
Il citato portale OnPopTheology
Il profilo di Peter Ciaccio, relatore al convegno di Torino
La prefazione de “Il Vangelo Secondo Tolkien” di Enrico Bendetto
Il profilo di Brunetto Salvarani su Wikipedia
Patheos, un blog di Pop Theology
Il Libro di Gordon Lynch su fenomeno Pop Theology