Quando Donald Trump vinse le elezioni, alla fine del 2016, negli Stati Uniti si scatenò un dibattito sulla capacità di persuasione ma anche e soprattutto di disinformazione di Facebook. Il social di Zuckerberg fu infatti indicato come uno dei maggiori responsabili dell’elezione (altrimenti improbabile) di Trump. Curiosamente non accadde lo stesso quando Obama vinse le elezioni anche per merito di Twitter, come molti analisti confermarono.
Mentre questo dibattito si accende negli Stati Uniti, l’Istitut Montaigne, (un think tank francese indipendente, per certi aspetti anche pionieristico, dedicato alle politiche pubbliche in Europa e particolarmente in Francia) trova le prove che le campagne di disinformazione hanno cercato di influenzare la politica non solo negli Stati Uniti, ma in buona parte del mondo: da Londra a Kinshasa. Si è anche capito però che i social media non influenzano la democrazia allo stesso modo in tutto il mondo. Le piattaforme social, anche se universali e condivise, hanno effetti diversi in nazioni diverse. Dopo aver analizzato per più di un anno post, news, video e altri contenuti pubblicati nei social, è emersa un’interessante comparazione tra USA e Francia. Negli Stati Uniti i media tendono a radicalizzare le posizioni di conservatori e progressisti, utilizzando quindi un filtro di tipo politico. In Francia invece la polarizzazione è di tipo sociale, con l’effetto di allargare la forbice tra le élite, che fruisce dei suoi media esclusivi, e gli altri strati della popolazione, che frequentano diverse fonti di informazione in un sistema chiuso rispetto al primo.
Che Facebook sia stato determinante per l’elezione di Trump, poi, è stato smentito da una ricerca condotta da Yochai Benklere e il suo team di Harvard, sulla forma dell’ecosistema mediatico statunitense durante le elezioni presidenziali del 2016. Benkler e il suo team hanno infatti rinvenuto prove di “polarizzazione asimmetrica” negli universi informativi tra l’estrema destra e un ecosistema che collega sinistra, centro e centro-destra. Nella loro analisi, i nuovi media come Facebook sono stati molto meno influenti dei media online più convenzionali. In particolare Fox News ha trascinato la destra la anti-immigrazione e il partito repubblicano, mentre una seconda cordata che conteneva media mainstream, comprese fonti di centrodestra come il Wall Street Journal, hanno spalleggiato il candidato democratico.
Lo studio condotto in Francia si è invece focalizzato sulle elezioni del 2017. La Francia, come è noto, è ideologicamente multipolare (non bipartisan quindi) e dopo aver analizzato 18 milioni di tweet e 65.000 post e articoli online, si è scoperto che esistono una serie di media molto consolidati (Le Monde , Libération , Le Figaro , Les Echos , L’Obs) che stabiliscono l’ordine del giorno per il resto dell’ecosistema mediatico. Gli editori d’élite di sinistra e di destra si collegano quindi tra loro, ma questi non si rapportano a media/social indipendenti, che infatti tendono ad investigare e a proporre temi di tipo alternativo, quando non cospiratorio, e proprio questo consente loro una rapida crescita in termini di lettori. Questo fenomeno di filtrazione delle informazioni da parte dei media mainstream francesi (detto gatekeeping) ha certamente influenzato le elezioni francesi, avendo questi scelto di ignorare, ad esempio, le molte notizie potenzialmente detonanti che sono andate sotto il nome di #MacronLeaks.
Le implicazioni di questo gatekeeping dei media attualmente in corso in Francia sembra essere il pericolo più rilevante per la democrazia francese. Le élite sono così abituate a stabilire l’agenda che sono clamorosamente mancate sulle prime pagine dei giornali storie importanti (addirittura fondamentali, forse perfino storiche) come quella del movimento dei gilet gialli.
La lunghissima serie di proteste populiste contro le tasse sul carburante e le difficoltà economiche, sono state infatti coperte sin dal loro inizio (a metà novembre 2018 ) solo dai media regionali e internazionali. Furono invece consapevolmente “bucate” dai media nazionali francesi almeno fino al 1 ° dicembre, quando i manifestanti vandalizzarono l’Arco di Trionfo, catturando inevitabilmente l’attenzione dei media d’élite incentrati su Parigi. E anche quando le notizie sono cominciate a trapelare nelle grandi testate, queste si sono concentrate molto più sulle conseguenze del movimento per il governo di Macron, che sui valori e le richieste fatte dal movimento.
Uscendo dalla ricerca e confrontando queste due dinamiche con la situazione in Italia, i dati e le informazioni in mio possesso mi inducono a profilare una situazione ancora diversa e forse più estrema. Dal dopoguerra in poi, il dominio culturale ed intellettuale della sinistra (originato da un rigetto per il ventennio precedente) ha condotto ad un panorama nel quale l’agenda di ogni grande tema è senza contraddittorio. Oltre a diventare monotona fino all’asfissia, questa distorsione ha allontanato la pubblica opinione dal dibattito, dai media, dalle pubblicazioni e in buona sostanza dal resto del mondo. Anche se ora qualche giornale dichiaratamente conservatore esiste, non si può non registrare la doppia espulsione di un editore (Altaforte), che pur agendo nella piena legalità è dichiaratamente di destra. Nel maggio scorso infatti, questo operatore culturale si è visto escluso dal Salone Internazionale del Libro di Torino e, qualche giorno fa, anche dalla Fiera del Libro di Roma Più Libri più Liberi (e mai come in questo caso il nome è stato ironico). In entrambi i casi l’ostracismo è stato motivazioni, se non quella della sua militanza avversa agli organizzatori. Questa considerazione dovrebbe suonare agli italiani come uno squillante campanello d’allarme (ma sarebbe più congruo dire “come un campanaccio”), perché è evidente che fino a quando non ci saranno controcanti sufficientemente autorevoli o circoli di intellettuali e/o di ricercatori indipendenti in grado di denunciare le distorsioni del percepito collettivo, non potremmo dirci ideologicamente liberi. La differenza di pensiero (e non solo di etnia, religione, sesso e colore della pelle) ed il confronto attraverso un sano processo di comunicazione sono la vera pietra filosofale per il benessere, l’armonia e la vera crescita umana.