Quando gli oggetti erano fatti di materiali deperibili (legno, ferro, pietra) duravano decenni, a volte secoli. Adesso che gli oggetti sono fatti con materiali indistruttibili e a ancora più difficilmente smaltibili (plastica, leghe leggere, nanomaterie) durano pochi anni, talvolta anche meno. Soprattutto gli oggetti attuali non si possono riparare e vanno sostituiti. Sono il frutto della teoria del consumismo attraverso la quale si è riusciti a generare prodotti il cui costo è più conveniente di una riparazione. E’ stata questa dinamica che ha scatenato, una trentina di anni fa, la domanda di personalizzazione. Oggetti industriali tutti simili, prodotti con materiali inerti e non vivi, impediva il rapportarsi tra uomo e oggetto. Esiste tuttavia un’alternativa all’artigianato, per offrire un prodotto che permetta al cliente di riconoscerlo come suo proprio, ovvero la produzione industriale facendo uso del più massiccio impiego possibile di materiali “vivi” e naturali. Gli oggetti così prodotti cambiano quindi aspetto con il passare del tempo: la pelle cambia colore, si macchia, si affloscia e prende le pieghe imposte dall’uso personalizzato del suo possessore. Il legno si scheggia, imbrunisce e gli spigoli si stondano, il ferro arrugginisce, si storce e si ammacca, il marmo ingiallisce, si crepa e alla fine il loro fascino è tutto in quei segni di vita vissuta insieme al suo padrone. Proprio per questa ragione, quei manufatti acquisiscono un valore che, più ancora che affettivo, è identitario. Ecco perchè nascono prodotti come cuffie audio in pelle (della statunitense Polk Audio), vasche da bagno in bronzo (della italiana BluBeu)  bicchieri in corno e portabottiglie in marmo.