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Se si provasse a chiedere alle persone qual’è la forma d’arte più seguita e praticata, probabilmente molti direbbero la musica, forse il canto. Immagino sarebbero pochi ad indovinare che invece è la danza. Talmente popolare che è diventata la voce con maggiori incassi nei teatri; ancora più dell’opera, della commedia e anche del cabaret. Questo almeno nella fascia d’età tra i 18 e i 30 anni.
Nel film “Baci Rubati” Fraçois Truffaut fa dire ad un suo personaggio “il teatro è come l’esercito: un meraviglioso anacronismo”, fortunatamente per il teatro, quando in cartellone ci sono spettacoli di danza e balletto, il tutto esaurito è quasi la normalità. Se a questo si aggiungono il numero incalcolabile di appassionati di danze latine, hip hop, ballo da sala, danza ritmica ecc. ci si rende conto quanto sia diffusa questa disciplina tanto su vettori orizzontali (strati sociali) quanto su quelli verticali (età anagrafica). Non sono solo i teatri a riempirsi per merito del ballo, ma anche i cinema che presentano ad ogni stagione almeno un film sulla danza (è stato creato addirittura un portale dedicato esclusivamente a questo genere), le palestre, gli studi televisivi con i suoi molti format come “So you think you can dance, The Dancer, Got to Dance…
Un successo che sta cambiando profondamente nella società la percezione della persona in rapporto al suo corpo. La tartaruga e i bicipiti dei maschi o il seno abbondante e il sedere rotondo nelle donne non sono più necessariamente dei canoni di bellezza, così come non lo sono la patologica anoressia delle modelle. I paradigmi della modernità sono adesso i rapporti armoniosi del corpo, l’eleganza del portamento e da questo ne consegue un abbigliamento più attento alla valorizzazione dei movimenti, un’alimentazione meno proteica e in fondo una socialità che riesce a coniugare il gruppo con la dualità di coppia. Il ballo poi implica allenamento, prove, ripetizioni, sacrifici di ordine fisico e mentale, richiede senso del ritmo, animo artistico, orecchio per la musica, creatività e capacità di relazione sociale. Tutte caratteristiche che si notano più potenziate oggi di qualche tempo fa, che potrebbero diventare discriminanti per quelle aziende capaci di proporre prodotti pensati con cura e realizzati con attenzione. In due parole, i prodotti made in Italy hanno un nuovo pontenziale pubblico. Se solo sapranno leggere questo segnale.
P.S.: domani comincia a Venezia la Biennale di Danza, una sbirciatina gioverebbe.

LINKOGRAFIA
Il sito della Biennale di danza
Dance Village: Il portale che raccoglie i film di danza
Il portale della danza italiana
Danza: Il portale della danza classica e moderna