Per conoscere ed anticipare il mercato è fondamentale sapere non tanto cosa pensa o cosa vuole (adesso) il mercato, ma piuttosto cosa sa e in che modo viene a sapere quello che sa. Stiamo quindi parlando delle fonti di informazione. Per questa ragione un’analisi di cosa, quanto e come leggano gli italiani è di primaria importanza. Qualche giorno fa Riccardo Franco Levi, che è il presidente dell’Associazione Italia Editori, ha presentato a Venezia i dati consuntivi 2017 sul mercato del libro in Italia. Alcuni dati risultano abbastanza utili per disegnare qualche traiettoria futura. In generale crescono sia il numero di libri venduti (+1,2%) che il numero di lettori (+6% coloro che hanno letto almeno un libro non scolastico nell’anno). Il lettori continuano ad essere giovanissimi (età scolare) o giovani (15-24 anni) e sembrano continuare a preferire il libro di carta (62%, contro il 27% degli e-book e 11% di audiolibri). Anche il canale di vendita tradizionale delle librerie si consolida e perdono invece posizioni la GDO, le edicole e gli Autogrill. In tutto questo, non è dato sapere nulla di Amazon i quale non fornisce dati in proposito (anche se non è difficile dedurli indirettamente dai dati di vendita degli editori). Ma il dato più interessante è la notevole performance data dalla vendita dei diritti di pubblicazione all’estero dei titoli italiani. Nel 2001 la percentuale di libri esportati era del 3,7%, questo dato è poi cresciuto costantemente sino a raggiungere nel 2017 la non trascurabile fetta del 11,2% (+ 13% solo dal 2016). Questo incremento ha valore per più di un motivo. Il primo è che questo significa che un libro ogni dieci pubblicato in Italia viene anche tradotto all’estero, il secondo è che questi libri “esportati” sono per la maggior parte destinati a bambini e ragazzi (49%), quindi un investimento nel breve e medio periodo in termini di target ed il terzo e più importante ci dice che oltre ad produrre un effetto positivo nella bilancia economica, produce soprattutto l’esportazione di un modello culturale italiano con tutto ciò che ne consegue in termini di made in Italy e percezione del nostro Paese all’estero. In sintesi le quotazioni della reputazione e dell’impianto valoriale, antropologico e sociale italiano sono in crescita e potranno dialogare con maggiore efficacia nel panorama internazionale.