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Il mondo si è indignato per la costruzione del muro di contenimento eretto dall’Ungheria. Atteggiamento bizzarro se si considera lo stato dell’arte. Tanto per cominciare diciamo che dal 1989 (anno della demolizione del muro di Berlino) ad oggi, il numero dei muri è più che triplicato nell’indifferenza quasi assoluta dei mass media e della pubblica opinione. Mi viene il sospetto che dipenda da una ragione di opportunità. Molti si ricordano il discorso commovente di JKF davanti al muro quando disse con enfasi littoriana “Ich bin ein Berliner” o quando il cowboy Ronald Regan intimò alla Russia “Signor Gorbaciov, butti giù questo muro!” e la maggior parte di noi ha saputo dai telegiornali, in questi giorni, quanto l’atletico e sorridente Obama sia indispettito dal recinto magiaro. Bene allora sarebbe utile ricordare che proprio gli Stati Uniti vantano il muro di separazione tra stati più lungo del mondo (se si eccettua la grande muraglia). Stiamo parlando di 560 chilometri  che separarno l’opulenta America del Nord dal miserabile Messico. Con un minimo di nozioni di geografia politica poi, ci si rende conto come i muri abbiano avuto un evoluzione da ovest verso est e come la maggior parte di questi abbia lo scopo di rallentare le ondate musulmane. Non è una questione di islamofobia è un dato di fatto, ve li cito in ordine sparso: Il muro tra India e Pakistan, tra Uzbekistan e Kazakhistan, tra Russia e Cecenia, tra Myanmar e Bangladesh, tra Malesia e Tailanda e addirittura tra diversi quartieri di una stessa città come Ban Amr e al-Inshà at ad Homs in Siria, a Cipro tra Grecia e Turchia e ovviamente il Muro di Sharon in Palestina. Tutti muri per il contenimento islamico ma state sereni, ce ne sono decine d’altri per gli scopi razzistici e economici più diversi.
C’è il muro che divide le due Coree ed il muro che divide la Corea del Nord dalla Cina, c’è la trincea marocchina (2.700 chilometri) del Sahara occidentale che protegge il reame da infiltrazioni mauritane e algerine, c’è il muro tra Sudafrica e Mozambico, tra Emirati Arabi e Yemen, tra Botswana e Zimbawe, tra India e Bangladesh (3.200 chilometri a fine lavori)… E sapete una cosa curiosa? Anche l’Europa è piena di muri con buona pace del bamboccione Americano, del Papa e della Merkel. In Slovacchia, a Kosice, c’è un muro anti Rom, in Spagna un muro divide Gibilterra dagli Iberici, In Irlanda, a Belfast, c’è il muro della pace che divide i cattolici dagli anglicani, oltre al già citato muro tra Grecia e Turchia. Se vi sembrano tanti muri, sappiate che ne ho tralasciati diversi altri.  Le ricadute negli scenari sociali   di  medio periodo si stanno già facendo evidenti. Le culture dei paesi che, a ragione o torto, si sentono invase reagiscono enfatizzando tradizioni, lingue, rituali collettivi fino a poco primo sopiti. Le schermaglie iconoclaste sono già all’orizzonte e una medievalizzazione in chiave 2.0 non è così improbabile.  Attenzione però che il medioevo, lungi dall’essere l’età oscura che si diceva fosse, è stato anche e soprattutto un età di profonda riflessione e autocoscienza, che non ha caso ha prodotto il fenomeno del Rinascimento Italiano, dai ormai riconosciuto come frutto proprio di muri, castelli, campanili e piccoli reami.