Qualche giorno fa nel Corriere della Sera si enfatizzava (giustamente) come negli ultimi due anni gli orti urbani siano quasi raddoppiati. Questo incremento non è necessariamente da attribuirsi alla crisi economica. Ce ne sono state tante altre prima (negli anni ’70, nel dopoguerra, negli anni successivi al crollo di borsa del ’29) eppure questa tendenza sembra attecchire proprio ora. A confortare un cambio di rotta più deciso, tanto da non poterlo più definire “una moda”, sono la comparsa dei giardini pensili nei grattacieli e il miele metropolitano D.O.P. I giardini costruiti sopra i tetti o su aree appositamente progettate avevano il doppio obiettivo di regalare un estetico verde ossigenante alla città e di fungere da perfetto isolante termoacustico. Poi a qualcuno è venuto in mente che tutti quei fiori sarebbero tanto piaciuti anche alle api (che per la cronaca si stanno estinguendo in quasi tutto il mondo). Ecco che qualche anno fa nasce la prima comunità di apicoltori di Manhattan, la quale oggi produce un miele che è qualitativamente migliore di quello prodotto in campagna. La ragione è semplice, i fiori di cui si nutrono gli insetti non sono contaminati dai continui trattamenti chimici a cui sono invece soggetti i terreni agricoli. Ecco fatto!, la città più metropoli del mondo supera la campagna nel suo “terreno”. Anche se davvero interessante e quasi paradossale, questa nuova sensibilità non può però definirsi un segnale debole perché la sua notorietà e diffusione (esistono ormai giardini pensili e miele urbano anche a Londra, Parigi...) le ha già fatto conquistare il grado di mercato di nicchia. Rimangono invece di nostro interesse le circostanze che hanno prodotto questo mercato di nicchia e soprattutto le conseguenze nel medio periodo di questo fenomeno. La premessa su cui tutto questo segmento di iniziative si fonda è quella di colmare le differenze tra città e campagna e vi è da dire che in questo ultimo periodo sono state proprio le aree periferiche a spingere in questa direzione. Oramai in tutto l’occidente, anche le più remote aree agricole sono servite da enormi centri commerciali dove l’offerta di prodotti e di marche non è poi così differente dalle metropoli e le opportunità di contatto attraverso la rete e i mass media sono identici in ogni area del pianeta. Di contro nelle città (almeno quelle le più civili) non è più possibile costruire senza prevedere adeguati spazi di verde pubblico e un po’ dappertutto nascono negozi di frutta e verdura a Km zero. Ultimi in ordine di apparizione, mescite di vino in pieno centro, dove scegliere il vino dalle vasche (o dalle botti) poi da travasarsi a casa come facevano i nostri bisnonni. Esistono poi i gas (gruppi di acquisto solidale) cittadini che acquistano bestie intere e ancora vive (manzi, maiali, agnelli, capretti) e poi li fanno macellare su commissione per distribuirsi la carne e festeggiare come si usava nelle aie di campagna secoli addietro. La città insomma è diventata il nuovo territorio da colonizzare. Nei suoi cieli Amazon ha già promesso di far volare i droni per le consegne di pacchi; nei suoi tetti la natura si riprende gli spazi con giardini e piccoli allevamenti e per le sue strade negozi di prodotti naturali, consorzi per l’acquisto collettivo e laboratori di artigiani, artisti e (udite udite) riparatori. Ma quella dei riparatori è un segnale che merita un approfondimento a parte. Prossimamente su questo blog.

LINKOGRAFIA

New York Beekeepers Association
UK Urban Bees
Gli orti urbani
I giardini pensili nei grattacieli
I giardini in quota di Manhattan
I droni di Amazon