Ci sono voluti mesi perché imprenditori, manager e dipendenti si abituassero a lavorare a distanza. La prossima era di lavoro post Covid però, potrebbe essere ancora più complicata.Secondo Chip Cutter, un brillante reporter del Wall Street Journal con un passato all’Associated Press, nonché membro fondatore del comitato editoriale di Linkedin, le aziende si stanno organizzando per stabilire nuove regole per quello che viene già chiamato “lavoro ibrido”: una soluzione duttile che al momento rischia di diventare addirittura magmatica e le cui conseguenze investono i format immobiliari, le mobilità delle metropoli e la routine quotidiana di tutti noi. Già in questi giorni ad esempio, presso JPMorgan (la più grande banca al mondo su cui pesa una parte consistente della responsabilità per la crisi subprime del 2008 che, di fatto, ancora ci portiamo dietro anche noi in Europa ndr), i dipendenti possono programmarsi i giorni di lavoro in smartworking. Questi però non potranno mai essere di lunedì o di venerdì. Una soluzione che è stata adottata anche in diverse altre big corp, con esiti tutti da valutarsi. La prima conseguenza è che il giovedì si sta dimostrando il giorno più popolare per lavorare in ufficio, creando così una forte domanda di sale riunioni e spingendo l’azienda a ripensare il design degli uffici. Al momento infatti, i pochi superstiti che lavorano stabilmente in azienda, documentano sui social corridoi deserti, uffici e scrivanie abbandonate sotto un dito di polvere e aree per la pausa caffè smobilitate. La desolazione regna sugli spazi inutilizzati, che probabilmente non torneranno più ad essere popolati. Tutto il contrario, appunto, delle sale riunioni. Ma c’è molto di più perché i dirigenti di Pricewaterhouse hanno espresso la preoccupazione che i lavoratori da remoto possano finire per diventare (od essere percepiti) di seconda classe, perdendo occasioni di promozioni e aumenti di retribuzioni. La sorpresa è che tutto questo stravolgimento non è imputabile esclusivamente al Covid. Molti manager ora cominciano a preoccuparsi della fuga di cervelli dalle loro equipe di lavoro. Alcune aziende che stanno assumendo affermano di non riuscire a trovare lavoratori disposti a entrare in un ufficio cinque giorni alla settimana. E’ il caso di OnSolve, una società di software con sede in Georgia, che sta cercando circa 90 nuove posizioni, ma un numero considerevole di candidati, in particolare in ruoli tecnici e ingegneristici, ha insistito per avere la possibilità di lavorare da casa almeno per una parte del tempo. “È diventato davvero una sorta di requisito se stai cercando i migliori talenti”, ha affermato l’amministratore delegato Mark Herrington. “Quelle persone stanno praticamente dicendo: ‘Ehi, se non posso avere un ambiente di lavoro ibrido, probabilmente non sarò interessato.

Una ricerca condotta da Accenture ha dimostrato che la maggior parte dei dipendenti preferisce una qualche forma di flessibilità nel luogo in cui lavora. Su 9.000 intervistati, l’83% considera un ambiente di lavoro ibrido ottimale, il che significa che le aziende dovranno accettare e adeguarsi ai nuovi standard di lavoro e lo devono fare velocemente, per non perdere competitività. Si stima che il massimo che si possa ottenere dai dipendenti (e dai nuovi assunti in particolare) sia di riportare sul posto di lavoro il 25% degli impiegati, per tre giorni alla settimana. I più attenti a questo cambiamento sono giunti alla conclusione che un approccio flessibile si adatti meglio alle nuove realtà dei dipendenti. Molti di questi hanno infatti colto l’occasione dello smartworking per prendersi più cura dei propri figli o dei genitori anziani e hanno anche goduto di un costo della vita sensibilmente inferiore. Questo sia per i minori costi di trasporto, sia per la possibilità di trovare casa in luoghi anche più lontani dall’ufficio e per questo più economici, spaziosi e tranquilli. E’ questo anche il caso di Milano che, dopo decenni di crescita, si sta spopolando. Una soluzione mediana tra quella ibrida e quella del lavoro in ufficio si sta sperimentando ad Atlanta, dove Calendly (la nota app per la pianificazione degli appuntamenti) sta assumendo personale in Florida, Texas e ovunque negli USA, fornendo al personale spazi di coworking vicino a loro. In questo modo chi non vorrà lavorare da casa (perché magari distratto dai figli piccoli o per mancanza di spazio fisico) potrà farlo in un luogo dedicato, a due passi dalla propria abitazione. Naturalmente, nel contesto di tutte queste sperimentazioni, si commetteranno errori, ci saranno perdite ma anche qualche successo. In particolare un’indagine condotta da Humana ha evidenziato come il comportamento delle persone nei primi giorni della settimana sia molto diverso da quello degli ultimi giorni di lavoro (giovedì e venerdì). Nel programmare la flessibilità quindi se ne dovrà tenere conto. Il nuovo rapporto di lavoro ibrido è probabilmente ancora tutto da costruire, ma la strada è tracciata e chi non la vorrà percorrere, vedrà la sua in salita.