Per capire quale traiettoria prenderà la ripresa economica e sociale dopo l’emergenza (sempre che di ripresa si possa parlare) ci sono alcuni indicatori che sarebbe utile seguire. Sappiamo bene che quello che succede oggi negli USA, capita in Europa dopo qualche mese. In Italia, quasi sempre, capita quello che capita in USA, ma dieci volte peggio, perché la burocrazia, il lavoro nero e soprattutto le Istituzioni fanno a gara per mortificaci. Detto questo ecco alcuni indicatori estrapolati dal New York Times che non vi piaceranno. Comincerei da Warren Buffet, il guru assoluto della finanza mondiale, un vecchietto seduto su qualcosa come 137 miliardi di dollari in contanti, (del suo patrimonio di mobiliare e immobiliare non è dato sapere ndr). Bene, Warren durante la crisi del 2008 aveva acquistato miliardi di azioni di banche, società, titoli di stato. Questo ha fatto la sua fortuna e soprattutto la fortuna delle aziende che grazie alle sue iniezioni di liquidità si sono salvate. Tra queste vi sono la General Eletric, per esempio, una fabbrichetta con trecentomila dipendenti e più di centoventi miliardi di dollari di fatturato. Bene, durante questa crisi Warren non ha investito un cent! Peggio, ha venduto sei miliardi e mezzo di azioni riposizionandosi su titoli di stato americani. Questo significa che non crede che l’economia americana supererà facilmente la crisi. Chi conosce Warren sa bene che il suo orizzonte temporale minimo sono i 10 anni .Questo significa che l’unica persona al mondo che ci capisce veramente di economia (e lo dimostra con i risultati) pensa che non la sfangheremo! Tutti gli altri indicatori, per altro, lo confermano: La settimana scorsa, uno tra i più grandi distributori di abbigliamento americano ha chiesto il concordato. Attualmente sta negoziando con i fornitori un debito da 1, 65 miliardi di dollari. Degli altri due suoi concorrenti uno è fallito quattro giorni fa (JC Penny) e l’altro sta negoziando la resa (Neiman Marcus). Anche il mercato del turismo soffre come un cane in Cina. La catena Ashford sa restituendo il “debito di salvataggio” come del resto la maggior parte delle piccole e medie imprese (in Italia succede la stessa cosa). Questo è un bruttissimo segnale perché la restituzione è motivata dalla opacità delle condizioni con il quale il debito si può contrarre e una sfiducia nelle istituzioni pubbliche che dovrebbero fare da garante. Ma andiamo pure avanti: il colosso Ingersoll Rand (quotata a Wall Street) si è rifiutata di presentare il rendiconto trimestrale obbligatorio (secondo voi perché?). Infine, questa settimana sono cominciati di colloqui tra USA e UK per stabilire un nuovo accordo Post Brexit. La domanda in questo caso è: secondo voi, questo gioverà all’Italia? Potrei continuare per un’altra oretta a srotolare dati e fatti. Ma sono sicuro che il ritornello (il tormentone a dire il vero) lo avete recepito. Teniamo duro amici!