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Da ormai diversi anni i corsi per Sommelier, per assaggiatori di caffè, di olio, di miele e i seminari di “Sensory” in generale sono affollati. Difficile comprendere ora se siano stati la pletora di food blogger e il successo dei cooking show a originare questo fenomeno mondiale, oppure il contrario.
Personalmente propendo per una convergenza di fattori favorevoli, all’interno dei quali la dinamica della globalizzazione non è estranea. Sappiamo infatti che, quasi sempre, alle grandi aperture internazionali, corrisponde una spinta uguale e contraria che porta le persone a valorizzare la propria specifica identità. Da qui la riscoperta di prodotti autoctoni e la loro conseguente promozione. Ora però questo fenomeno sociologico è entrato nella sua maturità e la buona notizia è che prima di avviarsi alla parabola discendente è riuscito nell’impresa di evolversi in qualcosa di nuovo e ancora più impattante nella vita di ciascuno di noi. L’analisi sensoriale è diventata qualcosa di scientifico e si è messa al servizio dell’industria e del sistema economico multisettoriale. Non è più quindi solo il comparto enogastronomico ad avvalersi degli “assaggiatori”, adesso vengono coinvolti anche in tutti gli altri comparti, primi fra i quali l’automotive, i servizi turistici e i prodotti da banco in genere. L’analisi sensoriale, nata negli Stati Uniti (tanto per cambiare), è come detto un metodo scientifico usato per risvegliare, misurare, analizzare ed interpretare le risposte che i prodotti danno tramite i cinque sensi. Lo strumento di misurazione in questo caso è l’essere umano e non una macchina. Nonostante questo il Sensory Project Manager (questa è la nuova figura) riesce, attraverso una specifica formazione e tanto allenamento, a rendere oggettivi parametri che nascono come soggettivi. Per diventare consulenti sensoriali quindi è necessario frequentare un corso, superare dei test di qualifica e poi tenersi allenato con sedute almeno quindicinali. A quel punto potreste essere chiamati a supportare lo sviluppo creativo di un packaging di prodotto, valutando l’esperienza tattile del contenitore, la sua ergonomia, l’impatto cromatico, le sensazioni olfattive ecc. Oppure potreste dire la vostra circa il posizionamento del prodotto o analizzare punti di forza e di debolezza rispetto alla concorrenza. I più bravi si potranno lanciare anche in analisi predittive o occuparsi di controllo qualità di prodotto. Ma questo senza passare da tabelle statistiche, algoritmi o ricerche di settore. Piuttosto ogni informazione passerà attraverso il naso, le orecchie, gli occhi….
E se pensate che questo lavoro non faccia per voi, poco male. Saranno i prodotti sensoriali a venire da voi, un po’ alla volta, ma sempre più di frequente.

LINKOGRAFIA
Cias Innovation (Centro Italiano Analisi Sensoriale)
SISS (Società Italiana di Scienze Sensoriali)
Euroisa (Istituto Europeo di Analisi Sensoriale)