Anche se lenta, la modificazione del concetto di lavoro e in particolare quella di ufficio è costante e inesorabile. Dagli open space agli esperimenti del Bȕrolandschaft, fino a quelli semiludici ad inclinazione sociale della Silicon Valley, si è cercato di rendere sempre più accogliente ed informale il luogo di lavoro. La più recente evoluzione, che viene definita “ufficio allargato”, ha addirittura oltrepassato la barriera tra lavoro e tempo libero, tra abitazione privata e ufficio pubblico. Questo naturalmente ha anche implicato il declino degli orari fissi e dei giorni liberi nel fine settima o nelle feste comandate. Nemmeno a dirlo la forza propulsiva di questo cambiamento è stata la tecnologia: wi-fi, tablet, condivisione di banche dati e sistemi di accesso controllato, hanno reso possibile il cambiamento. Per sempre più impiegati “ufficio” è diventata la propria abitazione, una sala di lettura e per i più fortunati addirittura (almeno temporaneamente) un luogo di villeggiatura, un bar, una spiaggia, un prato in campagna… Questo porta inevitabilmente a ripensare molti prodotti e servizi, oggi concepiti per un suo utilizzo in un ufficio aziendale strutturato.  Ad esempio i server, i gruppi di continuità, le stampanti, le centraline telefoniche, dovranno trovare mantenere un profilo professionale ma dimensionarsi per un utilizzo singolo e non più collettivo. Ma questo è solo l’aspetto più tecnico e forse meno visibile, socialmente parlando, perché quello che dovrà cambiare in modo ben più radicale sono invece aspetti di politica sociale come la mobilità e i trasporti (sia pubblici che privati) i quali con l’avanzare di questa tendenza di destrutturazione del lavoro modificheranno anche il rapporto dell’impiegato con gli spostamenti (che oggi sono il vero cruccio delle metropoli). Le medesime necessità coinvolgeranno necessariamente anche l’architettura e l’urbanistica. Così come nei primi decenni del secolo scorso il grattacelo è stata la riposta all’espansione dei servizi a discapito della produzione, così ora si dovrà ripensare il modulo abitativo-lavorativo, dove casa, lavoro, accoglienza e servizi sono le parole chiave sulle quali lavorare. Ultimo nell’elenco ma probabilmente primo per conseguenze, sono i mutamenti nella sfera delle relazioni personali. Rapporti di amicizia con i colleghi, scambi di informazioni (sia formali e informali), momenti di socializzazione (pausa pranzo, pausa caffè, trasferimenti casa ufficio per i pendolari) subiranno un declino che però non è difficile prevedere riemergeranno subito in altre forme, evolvendo radicalmente i “social” così come li conosciamo oggi. Come sempre, quando si parla di segnali deboli, c’è molto lavoro da fare! (per tutti).

LINKOGRAFIA
Quale nozione sul Bȕrolandschaft
Il sito di Andrew Keen, imprenditore della Silicon Valley che ha teorizzato sul nuovo modello di ufficio
Ninja in ufficio. Un libro davvero divertente
L’esperienza di Adriano Olivetti