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Da tanti anni siamo abituati a pensare che la new economy sia la frontiera del business. Oggi sappiamo che l’economia digitale, pur sviluppando volumi di fatturati molto significativi, non ha cambiato il passo al mondo degli affari se non su specifici settori e su determinati mercati. Certamente ha creato un certo numero di super ricchi finiti in cima alle classifiche, ma è interessante notare come questi magnati si siano presto preoccupati di investire i loro miliardi digitali in imprese concretissime: missili, droni, automobili, catene di negozi ecc. Il più delle volte il successo è arrivato dalla integrazione di economie reali con applicazioni digitali. Alle volte anche economie in crescita esplosiva, come quelle del food e del vino in particolare, trovano il detonatore utilizzando soluzioni on line. Il mercato del vino ha un valore potenziale mondiale stimato attorno ai 250 miliardi ed è possibile che questo dato crescerà ancora grazie a diverse applicazioni che propongono il vino senza la catena dei mediatori commerciali che, nel caso del vino, è piuttosto lunga (importatore, distributore, ristorante/bar/enoteca). L’Italia da tempo è il maggiore produttore ed esportatore di vino al mondo ed è per questa ragione che alcune realtà proprio italiane stanno mettendo in rete migliaia di cantine da offrire al mercato consumer di tutto il mondo. Si cerca in questo modo di recuperare il gap che l’Italia ha accumulato nell’e-coomerce in questo settore rispetto alla Francia. In termini generali, un’espansione dell’e-commerce per i vini Italiani significherà un aumento delle vendite per i prodotti autoctoni e probabilmente un rafforzamento dell’mmagine delle DOC, che potrebbero iniziare a prevalere sui singoli marchi. Un’evoluzione probabilmente vincente per un Paese come l’Italia da sempre frazionato e proprio per questo debole anche quando, come in questo caso, potrebbe facilmente dettare legge.